Big Ups «Before a Million Universes» (2016)
Recensione
“Before a Million Universes” è il secondo lavoro dei Newyorchesi Big Ups, band nata dall’occasionale incontro all’interno dell’università musicale di New York di quattro stravaganti personaggi che hanno pensato di generare un sound semi isterico che racchiude in sé un insieme di correnti che vanno dal nerdcore al post punk attraverso un dinamismo strumentale non troppo accelerato ma che vocalmente nella sua estremizzazione ci ricorda un po’ i Nirvana di Bleach. I ben tredici brani proposti spaziano tra momenti di sentita e apparente calma a situazioni maggiormente aggressive che però non rappresentano mai uno stravolgimento integrale dei brani. Musicalmente non si ricorre mai a sonorità violente o troppo distorte; la chitarra esegue ottimamente il proprio lavoro sia in modalità acustica che nella ritmica; stessa cosa anche per il basso e per la batteria che lasciano sempre quella sensazione di compiutezza in ogni brano. Indubbiamente ciò che va un po’ a declassare il lavoro è in alcuni casi la presenza di una sorta di ovattazione della parte cantata che sinceramente avrei escluso a priori; al di là di ciò in ogni caso la parte vocale sa ben districarsi tra i momenti clean e quelli non. Tra i brani il lavoro apre con “ Contain Myself”, moderato, che offre quasi subito un sound post punk di matrice quasi futuristica dove la parte cantata si esprime in un cantato aggressivo in alternanza al parlato. “Capitalized” parte con toni musicalmente frizzanti con il refrain di basso supportato da un cantato che presenta il problema predetto relativo al proporsi in una inopportuna modalità ovattata. “Posture” offre una sorta di grunge pacato misto a post punk un po’ alla Nirvana; “Feathers of Yes” sonorità inizialmente non troppo nitida poi ripresa grazie alla buona ritmica e alla proposta nerd offerta dal gruppo; “le successive Meet Where We Are” e “Negative” rappresentano la prima un pacato momento tra una ritmica semplicissima dove una fioca voce sembra recitare dei versi per cullare l’ascoltatore; il brano si accelera nella sua seconda parte stravolgendo un po’ la magia iniziale; il secondo brano, uno strumentale acustico tra giri di basso e chitarra e ritmica lenta proposta della batteria, fanno da introduzione ad un brano generato questa volta in un punk non troppo nevrastenico e dalle sonorità alternate in modalità soft; “Hope for Someone” punkettone non troppo energico ma semplice nella sua proposizione; “Knight” presenta un sound fuzz mode che rende il brano più confusionale che apprendibile; “National Parks” apre nitido senza sonorità sporche o distorte tale da rendere maggiormente apprezzabile la proposta; un buon giro di accordi in chitarra acustica apre “ So Much You” un brano lento, con un cantato parlato soffuso che diventa uno scream nella seconda parte con una ritmica sempre non troppo aggressiva ma efficace; “Proximity Effect” altro brano post punk dall’andatura media che non fa calare la tensione sin ora mantenuta e il conclusivo “ Yawp” sempre sulla stessa linea del precedente, segnano un lavoro che a parere di chi scrive, al di là della riuscita quasi apprezzabile, meriterebbe diverse migliorie a causa di alcune sbavature che compromettono parte dei brani proposti.
Track by Track
- Contain Myself 55
- Capitalyzed 50
- Posture 60
- Feathers of Yes 55
- Meet Where we Are 60
- Negative (intro) 70
- Negative 55
- Hope for Someone 55
- Knight 65
- National Parks 60
- So Much You 55
- Proximity Effect 55
- Yawp 60
Giudizio Confezione
- Qualità Audio: 55
- Qualità Artwork: 60
- Originalità: 65
- Tecnica: 55
Giudizio Finale
59Recensione di Wolverine » pubblicata il 26.02.2016. Articolo letto 993 volte.
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