Restruct «Built Back Up From Self Destruction» (2010)

Restruct «Built Back Up From Self Destruction» | MetalWave.it Recensioni Autore:
MORO MOU »

 

Recensione Pubblicata il:
--

 

Visualizzazioni:
759

 

Band:
Restruct
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Titolo:
Built Back Up From Self Destruction

 

Nazione:
Usa/canada

 

Formazione:
Freeman Belmont :: voce, chitarra ritmica
Colin Ault :: prima chitarra
Jason Williams :: basso, chitarre, cori
Noah Ortega :: batteria, chitarre, cori

 

Genere:

 

Durata:
54' 46"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2010

 

Etichetta:

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Non male davvero questo ultimo lavoro dei Restruct, band la cui origine si colloca fra Portland e Vancouver ad opera del frontman Freeman Belmont nel 2005, giunta nel 2010 al suo debutto ufficiale con "Built Back Up From Self Destruction".
Si presentano con una bella veste di cattivoni rocker di strada, molto american style (cappellino e occhiali da sole), immagine ben riuscita e molto calzante, semplice e funzionale.
Le tracce scorrono l’una dopo l’altra infiammate da un rock energico e vibrante, fremente di sfogare una certa riflessione interiorizzata e proposta in musica. Tale introspezione è probabilmente rafforzata da un evento luttuoso: è proprio del 2010 infatti la morte del bassista Jason Williams.
Il disco è intervallato da qualche accenno (in realtà sempre modesto) alla ballad o al fraseggio di chitarra negli intro delle tracce, necessari forse a spezzare il ritmo serratissimo di ben 13 pezzi, sparati quasi tutti d’un fiato. Restano timidi e isolati nell’economia generale del CD gli arrangiamenti concessi a qualche violino.
Strumentazione puramente rock dunque, nessuna concessione allo sperimentalismo, ed è forse questa scarsità di originali variazioni a pesare sull’ascolto della massiccia tracklist, che per la sua lunghezza può risultare infine un po’ monolitica.
Si parla di un sound prodotto esclusivamente da chitarre elettriche, batteria e basso nella migliore tradizione classic rock. Chi volesse un paragone sarà accontentato: le somiglianze si notano con gruppi come Creed, arricchiti da sfumature ‘nickelbeckiane’ molto marcate, soprattutto per la voce grunge dell’ottimo cantante.
Tutta la produzione in generale si presenta molto ben riuscita a livello di tecnica strumentale e registrazione.
Che dire di più? Se gli amanti del genere suddetto hanno già l’acquolina in bocca, certamente non verranno delusi.

Track by Track
  1. Change 65
  2. Tougher Side 70
  3. Drag 65
  4. Alcohol 65
  5. Rain to Snow 65
  6. Fading Away 70
  7. Dream 65
  8. The Brim 70
  9. Peeling Skin 65
  10. Cant Let You Go 70
  11. Sex Slave 65
  12. Know Me Now 65
  13. Sea of Taste 75
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 80
  • Qualità Artwork: 70
  • Originalità: 60
  • Tecnica: 75
Giudizio Finale
68

 

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